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i nostri viaggi la nostra storia
Patagonia 2002
Riflessioni di viaggio
a cura di Nicola
La Patagonia, natura incontaminata allo stato brado come gli animali che la popolano. La Patagonia terra ancora sconosciuta. Per conoscerla bene ci si deve immergere con il corpo e la mente, entrare in simbiosi con lei e accettarla in tutte le sue facce, il vento del deserto, la bellezza del ghiacciao Perito Moreno, la pioggia lungo la Carretera Austral, il calore delle persone che al abitano.
Questi sono le cose che più mi hanno colpito della Patagonia. Io che per due volte l’ho attraversata, e ancora ci tornerei. Sotto la guida di Nico e Annalisa Valsesia, che con tanta passione ormai da anni organizzano queste spedizioni e che ormai conoscono ogni angolo di questa splendida terra.
2800 km in un mese di cui 2200 di sterrato da S.Carlos de Bariloche fino all’estremo sud del mondo Ushuaia. S.Carlos de Bariloche, una delle città più a nord della Patagonia e che si affaccia nell’immenso lago Nuel Huapi. è ormai da anni il punto di partenza di queste spedizioni.
Con direzione sud proseguiamo il nostro viaggio, fino a entrare in territorio cileno e a percorrere la Carretera Austral, strada principale del Cile, che imbocchiamo all’altezza du Villa Santa Lucia. Fatta costruire dal dittatore cileno Pinochet la carretera doveva essere il colegamento da nord a sud del paese, ma dopo la sua caduta dal governo il progetto venne abbandonato e la carretera è rimasta una lunga lingua sterrata dove in alcuni tratti le macchine che passano quando si incrociano devono fermarsi.
La desolazione che la percorre, le mucche che pascolano in mezzo alla carretera, i nevai e ghiacciai perenni che si possono ammirare nelle montagne circostanti sono cose da noi ormai impensabili. La pioggia e il freddo che per la maggior di essa ci ha accompagnato sono state le cose più impegnative da superare. Svegliarsi la mattina con la pioggia battente che picchia sulla tenda, smontarla sotto la pioggia e dopo dieci minuti essere già bagnati fradici sono cose che demoralizzano chiunque.
Arrivati a Coyaque abbiamo abbandonato la Carretera siamo rientrati in territorio argentino dove abbiamo imboccato la Ruta 40. E’ incredibile come il paesaggio riesca a cambiare in pochissimi km. La parte cilena ricca di vegetazione, montagne e la parte argentina desertica, senza alberi e spazzata dalle raffiche del vento.
Proseguendo sempre con direzione sud arriviamo a Perito Moreno. Piccola città prima di entrare nel deserto patagonico dove nei prossimi lungo i suoi 700 km non si troverà nulla, a parte qualche piccolo paesino di poche anime e qualche estancia (fattoria).
La strada e tratti e battuta, a tratti sabbiosa e piena di buche che rende la nostra pedalata molto difficoltosa. In più il vento rende il tutto molto più complicato. Prevalente laterale, soffia quasi perennemente e le raffiche possono anche raggiungere i 70/80 km/h.
Nei tratti più duri non si riusciva ad andare a più di 8 km/h. La notte era molto fredda, la temperatura arrivava ai 2/3 gradi, e magari non potevamo dormire nella nostra tenda a causa del forte vento che ci impediva di montarla. Dopo 7 lunghi giorni usciamo dal deserto e arriviamo a El Calafate tutti stanchi ma fieri di essere riusciti a superare ogni insidia.
Abbiamo anche un giorno di riposo nel quale approfittiamo per andare visitare il ghiacciaio Perito Moreno, una delle meraviglie del mondo. Con blocchi di ghiaccio grandi come palazzi che cadono nel lago antistante è l’unico ghiacciaio al mondo in avanzamento.
Riprendiamo la nostra marcia verso Puerto Natales dove ci attende un altro giorno di riposo. Puerto Natales è una citta ci si affaccia in un fiordi dell’Oceano Pacifico, dove nelle montagne circostanti ci possono vedere numerosi ghiacciai. Qui siamo ospitati da una famiglia cilena che alla sera ci prepara del salmone pescato dal pacifico e il giorno dopo ci organizza una gita a cavallo.
Dopo questo giorno di sosta partiamo verso Punta Arenas da dove ci aspetta il traghetto per attraversare lo stretto di Magellano e arrivare nella Terra del Fuoco.
Nella Terra del Fuoco tutto sembra desolato, il tempo sembra essersi fermato, si possono ammirare i numerosi fiordi che al tramonto assumono colori indescrivibili. Dove le chi la abita può anche non vedere persone per mesi. Noi che arrivati e entrati in una estancia che all’inizio sembrava abbandonata abbiamo trovato invece un contadino che ci ha ospitato con molta gioia e ci ha raccontato che da 8 mesi che non vedeva una persona.
Più si avanzava più si capiva di essere quasi arrivati alla nostra meta. Dopo essere rientrati nuovamente in territorio argentino e passati da Rio Grande siamo arrivati a Toluin, ultima citta prima di Ushuaia.
L’ultima tappa era di circa 110 km e dopo aver passato il passo di Garibaldi siamo a giunti a Ushuaia tutti felici e soddisfatti di aver portato a termine questa spedizione, dopo la pioggia, il vento, il freddo che abbiamo trovato lungo i 2800 km percorsi in 26 tappe.
I sentimenti che ho provato erano molto contrastanti, la felicità di essere arrivato e di aver portato a termine questa spedizione da un lato e dall’altro la tristezza di aver finito un sogno e il pensiero di tornare al lavoro, al caos quotidiano della nostra citta.
Con il passare del tempo i ricordi e le amozioni che ho provato svaniranno ma nella mia mente rimarrà sempre presente la Patagonia, con tutte le sue facce e paesaggi sconfinati sui quali far scorrere la mia fantasia.
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