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Bolivia
ALTIPIANO ESTREMO
RAID MTB BOLIVIA 2002

L'idea
La Paz
Huancarama
I salares
Le Lagune
Il deserto di Atacama
Ringraziamenti


La Bolivia è il Tibet del continente americano: tra le repubbliche dell’America Latina è quella maggiormente isolata e situata alle altitudini più elevate. Forse è questo il motivo che ha spinto me e gli altri membri del gruppo ad attraversare un Paese così ricco di fascino ma allo stesso tempo altrettanto mistico con i suoi deserti e le lagune, in sella ad una bicicletta, consapevoli di mettere a dura prova il proprio corpo e la propria mente. Ero curiosissimo di sapere come il mio fisico avrebbe reagito ad una serie di condizioni proibitive come l’alta quota, il freddo intenso e gli eccezionali sbalzi di temperatura; si tratta, infatti, di situazioni che senza dubbi intimoriscono chiunque, condizioni nelle quali tutti quanti si è vulnerabili, dove quasi non conta più chi tu sia, dove non importa se sei un campionissimo garista dai muscoli scolpiti o il più coraggioso uomo no limits del mondo.Praticare sport ad altitudini elevate significa, infatti, per un atleta abituato ad allenarsi al livello del mare o poco oltre, esporre il proprio corpo ad una condizione enorme di fatica sia fisica che mentale.E’ facile immaginare ad esempio il vantaggio delle squadre di calcio locali Boliviane sulle squadre provenienti dai bassipiani; i giocatori delle altre regioni considerano le partite a La Paz, un vero suicidio!!!
Ero notevolmente attratto dalla voglia di conoscere il luogo, una natura sconfinata che in 2700 km di pedalata ci avrebbe portato ad attraversare dalla città più caotica di La Paz agli altipiani immensi, dai vulcani più alti ai salar più vasti del pianeta, ad affrontare salite interminabili che dal mare portano a quota 5000, a vedere il deserto più arido del globo e poi il lago navigabile sito alla quota più alta del mondo: bè, mi sembrava proprio che nessun altro luogo potesse vantare così tanti records come la Bolivia.
Sapevo inoltre, date le precedenti esperienze personali di viaggio, che la cosa che sicuramente sarebbe rimasta più impressa nell’intimo più profondo di ognuno di noi, sarebbe stato l’incontrare la gente del luogo, il cercare di cogliere fino in fondo il loro modo d’essere insieme alle loro usanze che inizialmente potrebbero sembrarci strane e non al passo con i nostri tempi ma che sono sicuramente rispettabilissime e soprattutto essenziali.
Dal momento che ci eravamo presi l’impegno di aiutare il villaggio di Huancarama, sito sull’altipiano a pochi Km da La Paz e di cui parlerò diffusamente in seguito, la voglia grandissima di aiutare i bambini ad avere finalmente una vera scuola e vederli felici, ha sicuramente cancellato tutte le paure che potevano sussistere dinanzi al dover affrontare un raid così difficile e pericoloso. Stabilito quindi che il viaggio si sarebbe svolto nel mese d’agosto, ero determinato a partire con qualunque numero d’amici che si sarebbero aggregati, sarei partito anche da solo, pur sapendo che mia moglie e mio figlio Santiago mi sarebbero mancati moltissimo. Il progetto d’aiuto a Huancarama però, almeno per gli occhi tristi di quei bambini, doveva prendere forma.

Incredibilmente abbiamo formato un gruppo di 22 persone, piuttosto eterogeneo: dal ciclista agonista al semplice pedalatore della domenica, al camminatore che con la bici non ha niente a che fare ma al quale il fisico non manca di certo. C’era poi chi non si riteneva né l’uno né l’altro ma aveva semplicemente una gran voglia di evadere dalla solita routine per decidere magari qualcosa di nuovo della sua vita e sicuramente non c’è migliore cosa che pedalare in spazi senza orizzonte per poter pensare.

A grandi linee, l’itinerario che ho disegnato da percorrere in MTB e che siamo riusciti a completare è il seguente:

Partiti dalla città di La Paz, di cui parlerò in maniera più approfondita, ci siamo spinti in direzione sud ed abbiamo attraversato i centri abitati di Patacamaja, Umala e soprattutto Huancarama di cui racconterò la storia che ci lega col cuore ai suoi abitanti. Siamo quindi entrati nel Parco Nazionale di Sajama ed abbiamo percorso la strada sterrata che si snoda sotto le cime imponenti della Cordigliera delle Ande come il vulcano Sajama (6549 s.l.m) ed il vulcano Parinacota (6330 s.l.m.).

Abbiamo attraversato con le nostre ruote artigliate il Salar de Coipasa ed il più famoso salar de Ujuni con il suo spettacolare paesaggio lunare e le sue isole del Pesce e dei Pescatori. Abbiamo ammirato gli splendidi colori della Laguna Colorada e della Laguna Verde toccando in bicicletta la quota 5000 mt ed improvvisando un trekking sul vulcano Licancabur a 5868 mt s.l.m. Ci siamo poi tuffati "in picchiata" da una discesa di 50 KM ed attraversando l’aridissimo deserto di Atacama ci siamo ritrovati a quota 0 sulla costa dell’Oceano Pacifico dopo aver sconfinato in Cile ed attraversato la tipica San Pedro de Atacama . Risalendo pian piano la costa dell’Oceano siamo passati per i centri di Tocopilla, Iquique ed Arica e quindi, dopo essere entrati in Perù, ci siamo ritrovati sulla costa del lago navigabile più alto del mondo: il lago Titicaca (3810mt). Con la città di Copacabana che segna il confine con la Bolivia abbiamo chiuso il nostro anello e siamo ritornati a La Paz.

Il raid in MTB che abbiamo da poco effettuato è durato un mese intero e si sa, in così tanti giorni di pedalata per coprire ben 2700 km di strade, di episodi da raccontare ce ne sarebbero tantissimi, impossibile elencarli tutti e poi magari sarebbero anche noiosi per chi logicamente non ha avuto la fortuna di viverli in prima persona.Tuttavia vorrei raccontarne alcuni e spiegare almeno il sistema in cui eravamo organizzati anche se "organizzati" non sarebbe un termine da usare nel mio ideale di viaggio. Eravamo in 22 a pedalare e al nostro seguito nonché al nostro servizio avevamo due mezzi di assistenza completamente equipaggiati sia per il trasporto dei bagagli e delle tende per la notte, per ciò che concerne la cucina ovviamente da campo, i vari medicinali e le attrezzature per il primo soccorso comprese le pastiglie per depurare l’acqua (indispensabili in Bolivia) e la camera iperbarica portatile per le emergenze dovute all’alta quota che per fortuna non abbiamo dovuto adoperare.

La Paz - Non ho girato molto il mondo, ma credo che La Paz (2800-4100 mt) sia una delle città più caotiche della Terra soprattutto se si parla della parte alta, chiamata appunto El Alto, nome poco fantasioso ma che rende immediatamente l’idea. Questa parte della città è ahimè coperta di sporcizia e afflitta dalla miseria, con strade fangose che sembra non siano mai state degnate d’attenzione dal tempo degli Incas. Qui i bambini giocano nelle cavità sempre più grandi scavate dall’erosione, le donne fanno il bucato in un piccolo ruscello soffocato dalle acque di scarico, le bancarelle sono sparse qua e là e ci sono ovunque depositi di rottami. All’estremità di El Alto la strada scende repentinamente e 400 mt più in basso ecco La Paz, adagiata sul fondo e sui pendii di un canjon immenso, grande quasi 5 km. Di fronte, maestosa e stupenda, la triplice vetta del nevado Illimani (6402 mt). Le case di La Paz si arrampicano ovunque, dalle gole alle pendici estreme in luoghi in pensabili, senza che nessuno si preoccupi dell’urbanizzazione o sicurezza ma è così da sempre e credo proprio che così rimarrà e non nascondo che egoisticamente, un po’ lo spero. Sono sicuro che se La Paz si trovasse in Europa o nel nord America, al suo ingresso ci sarebbe un grosso cartello luminoso con scritto:" Preparatevi: state entrando nella città più bella del mondo!!!" e, situato in un angolo uno sportello e la scritta: ENTRATA $ 20. Ma la vera La Paz è, al contrario molto economica e tutto costa davvero pochissimo. E’ facile essere coinvolto in qualche protesta di campesinos, pensionati, trasportatori che bloccano la città ma di solito in maniera pacifica, solo a volte con violenza; certamente questo può spaventare chi non è preparato, ma ci si abitua in pochissimi giorni. Ci sono mercati immensi che sembrano grandi labirinti nei quali si può comprare di tutto: dalle foglie di coca alle molteplici qualità di frutta che arrivano direttamente dalla foresta amazzonica, alla carne, qualsiasi tipo di spezia, legumi e patate tipiche dell’altipiano. Purtroppo, man mano che si scende verso il basso il fascino di La Paz svanisce, i mercati delle strade sono sostituiti da grossi ipermercati in stile Europeo, ci sono belle automobili e grandi ville, questa è la parte "ricca" della città e sembra proprio di uscire di botto da un bellissimo sogno.

Huancarama:Dal nome Aimara, situato a 130 km dalla stupenda La Paz ad un’altitudine di 4000 mt sull’estesissimo altipiano Boliviano è un villaggio piccolissimo che però con il suo circondario di case sparse qua e là fatte di fango conta circa 1200 abitanti, con 241 bambini che frequentano la scuola formata da 10 classi fino a poco tempo fa (ovvero fino a prima del nostro aiuto) completamente prive d’ogni materiale didattico.

Inizialmente l’idea mia e di Annalisa era quella di raccogliere dell’attrezzatura per la scuola sensibilizzando i bambini delle scuole del circondario di Borgomanero e della Valsusa a raccogliere delle matite, pennarelli, quaderni, ecc… poi ci siamo rivolti ai comuni chiedendo i banchi e le sedie e devo dire che ho riscontrato moltissima disponibilità in entrambi i casi. Si pensava, infatti, di spedire tutto con un container direttamente a Huancarama ma purtroppo qui sono cominciate le difficoltà: i costi della spedizione erano esagerati e le trafile burocratiche interminabili, per non parlare delle tasse costosissime per non dire proibitive che guarda caso si sarebbero annullate se la spedizione umanitaria fosse stata destinata ad una missione ecclesiastica, e come se non bastasse la totale indifferenza dei consolati…. Ci siamo proprio resi conto che a nessuno importava di fare giungere un conteiner di 11 mt colmo di materiale di grande importanza a persone che non hanno un piatto in cui mangiare o un banco su cui scrivere, sempre che ci sia qualcosa da mangiare o qualche cosa per scrivere. Siamo orgogliosissimi dei bimbi delle nostre scuole che si sono dimostrati, al contrario di purtroppo tante altre persone, disponibilissimi e sensibili ed in pochissimi giorni hanno raccolto moltissimo. Abbiamo pertanto dovuto sospendere l’idea di spedire il conteiner ed abbiamo deciso di spendere il denaro che siamo riusciti a raccogliere sia con il raid che con il battesimo di mio figlio Santiago, per il quale avevamo aperto un C.C. ed evitato che amici e parenti facessero regali superflui al bambino quando i bambini Boliviani non avevano neppure una scatola di colori per disegnare, direttamente sul posto comprando tutto a La Paz. Tuttavia non potevamo deludere gli scolaretti italiani che avevano donato con amore le loro cose per i meno fortunati coetanei, così, litigando con le compagnie aeree siamo riusciti ad ottenere il trasporto eccezionale di 44 casse contenenti libri, quaderni, matite, abbigliamento invernale…

Siamo arrivati a Huancarama il 3 di agosto in bicicletta e gli scatoloni erano già stati recapitati al villaggio nei giorni precedenti dal sindaco della vicina Umala che avevamo trovato a La Paz. Non ci aspettavamo di certo quello che invece ci è straordinariamente capitato: gli abitanti del villaggio ci hanno infatti accolto con una vera e propria festa di paese con canti, balli e recitazioni di poesie. I bambini, accorsi in nostro onore a scuola anche se era sabato e non c’era lezione, ci hanno invitato con loro a mangiare quel poco che avevano, un’emozione indimenticabile, a noi sembrava di aver fatto pochissimo per non dire nulla, ma finalmente, da come ci dicevano, dopo anni di promesse da associazioni di governo, qualcuno si era interessato direttamente alla loro piccola comunità.

Dopo quella emozionante ed indimenticabile festa, ci lasciammo con la promessa di rivederci a fine raid, per l’acquisto del materiale necessario per la scuola.Alla fine del viaggio in bicicletta, dopo che il gruppo è tornato in Italia, Gianluca, Mariano ed io abbiamo dunque acquistato i vetri per le finestre, banchi e sedie, lavagne, cartine, vernice ed attrezzi vari e con enorme entusiasmo ci siamo diretti a Huancarama per lavorare alla sistemazione della scuola. Inizialmente quasi tutto il paese era stupito nel vederci all’opera: sembrava che non riuscissero a comprendere il perché stessimo sistemando questo e quello, perché stavamo mettendo i vetri alle finestre, ecc…, poi con calma, abbiamo loro spiegato che stavamo mettendo a posto la loro scuola, volevamo chiudere le finestre per preservarli dal freddo e volevamo arricchire le aule con cartine e lavagne di cui prima dovevano fare a meno. E’ strano, ma nessuno prima d’ora gli aveva mai fatto un’osservazione,ci siamo sentiti un po’maestri e, dopo aver loro insegnato cose banalissime come il fatto che gli adulti avrebbero dovuto sgridare un bambino se avesse rotto un vetro, ci siamo fatti promettere di salvaguardare la scuola e tutto il materiale che adesso contiene rendendoci disponibilissimi , per quanto ci è possibile, di aiutarli anche in futuro.
Il giorno dopo tutto il paese era incredibilmente lì con noi ad aiutarci, a lavorare, a pulire e fare semplici gesti che prima di allora mai avevano sentito la necessità di fare.Una gioia indescrivibile: adesso i 130 banchi sono sufficienti per far studiare i 241 bambini ed i 200 vetri bastano a placare il freddo gelido che correva prima nelle loro classi.
Sono stati solamente due giorni, due giorni vissuti intensamente lavorando, vivendo, mangiando, parlando con loro, non dimenticherò mai i loro visi espressivi e le loro parole, sicuramente ci hanno dato più loro che quel poco che siamo riusciti a portargli noi. Grazie Huancarama…

I salar -Se fossi ancora uno scolaretto alle scuole elementari e la maestra mi chiedesse che cosa, paesaggisticamente parlando, mi è rimasto più impresso di questo viaggio in Bolivia, risponderei senza ombra di dubbio che sono sicuramente i meravigliosi salar. Non sono più un bambino purtroppo ma l’emozione che ho provato nel vedere quelle distese immense di sale è stata talmente tanta che mi sembrava di essere un bimbo nel paese dei balocchi.
Immenso, spettacolare, incredibile… Il giorno 6 di agosto è la festa nazionale boliviana e noi siamo giunti nell’abitato di Sabaya situato ai bordi del Salar di Coipasa dove siamo stati ospitati dal sindaco , reduce dai festeggiamenti nonché completamente ubriaco. Chissà, forse è per questo motivo che ci ha concesso di pernottare nell’edificio comunale, per noi come un hotel a 5 stelle al riparo dalle solite intemperie tipiche del rigido clima boliviano. Da questo stupendo pueblito a pochissimi chilometri dal confine con il Chile si scorge in lontananza il salar di Coipasa con la sua isolotta situata nel centro. Il giorno seguente era ora di entrare, di "immergersi" nel sale, la sensazione è propria quella di arrivare su una spiaggia marina e poi di tuffarsi in un oceano d’acqua, soltanto che qui come per magia si galleggia; sembra di pedalare su una lastra di marmo di Carrara talmente è bianca, sfumata e soprattutto dura la crosta di sale. Il salar di Coipasa appartiene alla categoria dei salar più piccoli in quanto misura "solamente" 100 Km di diametro: la crosta di sale dei salar minori verso i bordi diventa più morbida ed è più facile sprofondare, e questo è capitato proprio a entrambi i nostri mezzi che sono rimasti circa 5 ore incagliati nel sale. Abbiamo dovuto lavorare duramente tutti quanti per uscire da una situazione davvero critica. Un’altra notte quindi ai bordi del salar in tenda con temperature vicine a 15 gradi sotto zero a quota 3800 mt.

Finalmente, dopo il centro abitato di Llica, si presentava ai nostri occhi l’immenso salar di Uyuni che a differenza del Coipasa non è liscio come il marmo ma sembra piastrellato con tanti blocchi di sasso bianchi perfettamente piallati e saldati insieme. La "sfortuna" vuole che la notte ci coglie nel mezzo del Salar e di conseguenza siamo costretti a campeggiare proprio qui, nel nulla…qui, dove sei soltanto un puntino, dove non conta più che tu sia bello o brutto, ricco o povero, un campione o un brocco, qui si è tutti vulnerabili, tutti esposti a ciò che lui comanda. Noi, suoi ospiti da un solo giorno, non riuscivamo neppure a piantare i picchetti delle tende nella sua fredda crosta di sale. La sensazione era quella di trovarsi in un luogo sacro e credo proprio di non avere mai trovato un posto in cui ci si senta più vicini a Dio di questo. Chilometri e chilometri seguendo come punto di riferimento il puntino dell’isola del Pescado oppure di quella di Hincahuashi, pedalare da soli, ad occhi chiusi, per decine e decine di minuti trovandosi magari fuori bussola verso tutt’altra direzione, che esperienza incredibile!!!

Le lagune -Arrivare sull’alto delle montagne che sovrastano la Laguna Colorada è un qualcosa di indescrivibile, l’acqua è rossa come il sangue, i flamencos (fenicotteri rosa) sono a migliaia ed il riflesso perfetto delle montagne sul suo specchio d’acqua ti fa davvero restare a bocca aperta. Il giorno dopo prendevamo la direzione per Laguna Verde e su questa strada toccavamo il punto più alto di tutto il raid: 4950 mt sul livello del mare. C’era tantissima neve, un evento eccezionale per il periodo "secco" in cui ci trovavamo, così ci è stato impossibile raggiungere in bici la strada carrozzabile più alta del mondo, vulcano Uturuncu a quota 6020 mt. Arrivata alla Laguna Verde, verde davvero, altro luogo ai confini dell’immaginazione, abbiamo deciso che non potevamo arrenderci e rinunciare per una nevicata a raggiungere i 6000 mt; così, la notte seguente siamo partiti purtroppo senza le nostre mtb, per scalare la vetta del vulcano Licancabur. Partiti alle ore 3, dopo 8 ore di cammino tutti noi, audaci sostenitori di questa impresa, siamo giunti sulla vetta. La felicità era davvero immensa, nessuno, a parte l’amico argentino Heber Horona, grandissimo alpinista che ha solcato con successo la vetta dell’Everest senza ossigeno, era mai stato a quelle quote. Da lassù si vede l’infinito, dalle Ande Argentine fino all’estremità più lontana del deserto di Atacama.

Atacama- La cittadina di San Pedro, molto caratteristica, studiata appositamente per far credere ai turisti d’essere ancora come decine d’anni prima, ma chiaramente "finta", per i miei gusti in fondo persin "patetica". Purtroppo il deserto di Atacama, visto soltanto dalla sua "periferia", è volato via in soli 5 giorni lasciandoci comunque, soprattutto sull’Oceano Pacifico, indelebili ricordi.

Infine la lunghissima salita che porta dal livello del mare a quota 4800 mt per poi scendere sul bellissimo lago Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo, a quota 3800 mt.Qui il Perù Andino si affaccia sul mare e offre, probabilmente "riscaldato" da quest’ultimo, anche se a 4000 mt. una folta vegetazione, colture e piantagioni.

L’ultima tappa partiva dalla cittadina dal nome esotico di Copacabana, anche lei ahimè affetta dalla " malattia" del turismo di massa che credo le abbia portato via gran parte del suo fascino. Seguivamo la direzione delle altissime e maestose vette che al mattino ci apparivano lontanissime e via via sempre più vicine… erano le cime di Huaina Potosì 6088mt, Condoriri 5656mt e nevado Illimani 6480 mt. Ormai c’eravamo: l’arrivo all’Alto dove giustamente si è festeggiato con grande emozione di tutti e qualche lacrima, poi a La Paz, forti più che mai per aver portato a termine un’impresa che soltanto 25 giorni prima sembrava quasi impossibile…

E’d’obbligo ed altrettanto giusto che in questo reportage siano presenti i nomi di coloro che, coraggiosamente ed allo stesso modo molto umilmente hanno preso parte alla spedizione concludendo con successo quest’impresa:

- CRISTINA RAVAGLIA - LUGO DI RAVENNA
- CRISTINA MERLONI - CERVIA
- CRISTINA DELLA TORRE - BAVENO
- GIULIANA GIANOGLIO - TORINO
-PAOLA CANTONE - TROFARELLO
- VITTORIO AIROLDI - OGGIONO
-MAURO ZECCHI - RIVALTA
- DAVIDE RUPO - TROFARELLO
- AUGUSTO ACUTO - TORINO
- ORAZIO MENIN - MONTAGNANA
- ANDREA MANACHINO - BORGOSESIA
- ROBERTO BUCCA - ARCORE
- GIANCARLO VENTRUCCI - FAENZA
- GIUSEPPE TISATO - BORGOSESIA
- SERGIO LORETTI - GOZZANO
- FERDINANDO RAMPINELLI - OSIO SOTTO
- PIERALESSANDRO DEL PRATO - BRAMBATA
- ROBERTO TABACCO - TROFARELLO
- GIANLUCA BASTIANELLO - VENEZIA
- RAUL ARGENTINA
- RICARDO ARGENTINA
- HUMBERTO ARGENTINA
- HEBER HORONA ARGENTINA
- ALEJO ARGENTINA
- MARIANO LOREFICE ARGENTINA
- NICO VALSESIA BORGOMANERO

Inoltre ringrazio pubblicamente le persone e le aziende che hanno contribuito alla riuscita del progetto "PEDALANDO POR HUANCARAMA"

GIACOMINI S.P.A. DI SAN MAURIZIO D’OPAGLIO (in particolare la signora Gilda)
MULTISPORT VALSESIA DI BORGOMANERO
RISTORANTE L’EITABL DI CHATEAU BEAULARD (TO)
LA BAYER ITALIA DI BERGAMO
LA SCUOLA ELEMENARE DI SUSA
IL COMUNE DI FONTANETO D’AGOGNA (in particolare il sign. Cherchi Giandomenico)
LE SCUOLE DI FONTANETO D’AGOGNA (in particolare tutti i bambini)
TUTTI GLI INVITATI AL BATTESIMO DI SANTIAGO
TUTTI COLORO CHE CON MATERIALE O DENARO HANNO CREDUTO IN NOI
LA RIVISTA CICLOTURISMO CHE HA PROMOZIONATO IL NOSTRO PROGETTO CON ENTUSIASMO (in particolare Pamela Pucci)
LA RIVISTA AIRONE PER AVERCI DATO FIDUCIA
GRAZIE A RADIO DJ (in particolare Paoletta) PER AVERCI DATO LA POSSIBILITA’ DI COMUNICARE IN DIRETTA NAZIONALE IL NOSTRO PROGETTO.
GRAZIE AL DOTTOR, MA SOPRATTUTTO AMICO PAOLO, CHE CON I SUOI PREZIOSI CONSIGLI CI HA AIUTATO AD AFFRONTARE SERENAMENTE IL RAID
GRAZIE ALL’AEROLINEAS ARGENTINAS SEDE DI GENOVA CHE CI HA PERMESSO DI TRASPORTARE MATERIALE UTILISSIMO ALLA SCUOLA DI HUANCARAMA
GRAZIE A FABRIZIO CHE CON LA SUA CONOSCENZA INFORMATICA HA DIVULGATO VIA INTERNET QUESTO PROGETTO
TUTTI COLORO CHE HO DIMENTICATO MA CHE MERITANO GRANDE RICONOSCENZA
MIA MOGLIE ANNALISA E MIO FIGLIO SANTIAGO
GRAZIE A TUTTI

DAI BAMBINI DI HUANCARAMA



NICO VALSESIA


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