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NICO VALSESIA racconta la sua RAAM

La RAAM

Domande di Emilio Previtali a Nico Valsesia tratta dalla rivista Free rider n°24 2006




NICO VALSESIA
2° classificato RAAM 2006
4897 km in 9 giorni, 16 ore, 23 minuti


Pedalando dentro
L'anima






Questa è un'intervista speciale, che racconta di un viaggio speciale. La Race Across America, a gara ciclistica più dura del pianeta. NicoValsesia ci racconta della sua gara. Nico è un personaggio ultra, in tutti I sensi. Capita che se gli chiedi un'intervista, lui ti dica che non sa se ha tempo per risponderti come vorrebbe, e poi invece viene fuori una chiacchierata che ti servirebbero 5 numeri di FREE.rider per pubblicarla tutta. E' evidente che il suo senso delle proporzioni non ha niente a che vedere con quello della persona normalmente dotata. D'altronde non potrebbe essere altrimenti, perché per affrontare una gara come Ia Race Across America con II suo spirito, per riuscire a rimanere in gara no-stop per 9 giorni, 16 ore 23 minuti percorrendo 4.897 chilometri, una marcia in più devi pur averla.





Come spiegheresti , che cosa è Ia RAAM a un ciclista che non sa di che cosa si tratta?

La Raam e una corsa ciclistica no stop dalla costa Pacifica a quella Atlantica degli Stati Uniti. E a competizione più massacrante che si disputa sulla terra.Tutti gli anni una rivista americana classifica le gare più dure sul pianeta e in testa da 25 anni, cioè da quando esiste, ce Ia RAAM. Tanto per fa re un paragone, I'Ironman della Hawai è solo al 160 posto. Alla RAAM devi fa re tutto con le tue sole forze.

Ti controllano?

Si, i controlli avvengono giorno e notte e quando meno te lo aspetti. Loro ci sono sempre, sono Ii che ti guardano anche in mezzo a quel deserti dove per chilometri sembra non ci sia nessuno. Contrariamente a quello che uno può immaginare, le regole sono ferree. Ad esempio se passi con lo stop senza bloccare le ruote vieni penalizzato e questo vale per tutte Ia regole del codi ce stradale. Se si infrangono le regole per piu di 6 volte, si viene squalificati.

E chi vince?

La gara Ia vince chi riesce a percorre i 5.000 km ed i 40.000 metri di dislivello che separano Ia costa Ovest da quella Est.
\/ince chi resiste nei deserti della California e dell'Arizona dove si sfiorano i 50 chi si arrampica più velocemente sulle fredde e altissime montagne del Colorado, dove si sfiorano 3.500 di quota con temperature intorno allo 0; vince chi sopporta mentalmente I lunghissimi ed interminabili rettilinei del Kansas e chi non impazzisce nell'umidità del 90' del Missouri e dell'Indiana; vince chi non si scoraggia durante i temporali del Middleeast.
Insomma vince chi non si scoraggia nelle diffilcoltà, ma al contrario si esalta man mano che Ia gara diventa più dura. Vince chi meno dorme, chi più sopporta il dolore, ma soprattutto vince chi pensa di meno. E fa tutto questo nel minor tempo possibile.

Si dorme poco o niente, vero?

Gli atleti dormono circa 20 ore in tutto ma i più temerari riescono a dormire solo una decina di ore in tutta Ia gara. Questo forse e l'aspetto più sconcertante: non dormire per circa 9-10 giorni, cioè ii tempo necessario per arrivare sul podio.

Puoi spiegarci cosa significa fare una gara no-stop di circa 10 giorni?

E molto semplice spiegare cos'è una no stop, a si capisce al volo dalla parola: no-stop, non ti fermi mai. Però e molto più difficile che chi ti ascolta capisca veramente di cosa si tratta. A volte faccio allenamenti no-stop lunghissimi a passo dal Colle del Monginevro alIe 11 di sera, al buio. Una volta mi sono fermato in un bar a sistemarmi lo zaino e mi hanno chiesto dove andavo.Io ho risposto "Penso di arrivare a Gibilterra entro fine settimana" e loro schioccando i bicchieri colmi di Pastis, hanno preso a ridere come pazzi. Anche io ci ho riso sopra, ed ho buttato Ii un ma no dai, scherzavo, sarebbe impossibile". Lo farei anch'io al loro pasta di ridere cosi. In effetti, lo faccio anche stando al mio di posto...

E vero che in gara i giornalisti americani ti hanno affibbiato il nome di "Smyling
Italian?

Si, è vero.




Qua sono le differenze principali tra un viaggio di cicloturismo difficile, e una gara come la RAAM?Alimentazione? Gestione del riposo? Supporto del team al seguito?Allenamento? Che cosa?

Si discostano di parecchio, ma io ho imparto che l'uno deve prendere molti Iati positivi dell'altro; ho imparato che Ia RAAM è per '80% una gara di testa" e deve quasi diventare un viaggio. Chiaramente un viaggio un pò più duro, dove per forza ti devi imporre certi ritmi e certi chilometraggi, ma devi assolatamente essere entusiasta di quello che stai facendo e di ciò che ti circonda, altrimenti a sola voglia di far bene o di vincere non bastano. Non potresti reggere per 10 giorni. Lo stesso entusiasmo ti deve circondare sempre, se vuoi allenarti duramente per qualche mese o qualche anno.


Beh, dura deve essere dura! Pedalare no-stop per 9 giorni, 16 ore, 23 minuti non è una passeggiata...

Si, ma non mi pesa perché mi piace davvero. Mi piacerebbe che ognuno provasse la sensazione di arrivare almeno una volta al limite dei propri limiti, non necessariamente facendo una RAAM, le occasioni sono molteplici nella vita e magari molto più facili da trovare di quello che immaginiamo. Dipende dai parametri del nostri limiti.


Alimentazione?

Per quanto riguarda l'alimentazione cerco nei limiti del possibile lontano dal le gare di non mangiare carne, zuccheri semplici, non bevo nessun alcolico, pochi latticini, prediligendo alimenti tipo soia, legumi, pesce ed una quantità di verdura da far impallidire una capra. Poi frutta, rarissimamente pasta e riso, ed un paio di caffè.
Poi a volte mi devo sfogare e sono capace di mangiarmi due crostate per 10 persone l'una, in una sola volta. Durante la gara mangio un po' di tutto cercando di non avere problemi di stomaco, barrette e maltodestrine Più Watt e degli antiossidanti Active-H. Dieci giorni prima della RAAM smetto di bere il caffe che non assaggio fino ad almeno le ultime 12 ore della gara, per evitare l'eccessiva eccitazione a che segue poi un crollo. In più il caffè porta rapidamente alla disidratazione. Durante Ia RAAM l'organismo è portato al limite quindi un piccolissimo problema di alimentazione o una piccola infezione possono causare danni ben più gravi rispetto ad una persona a riposo, con le difese immunitarie in grado di agire al meglio.

Sonno?

Durante gli allenamenti, praticamente nella mia vita di sempre, non dormo mo 5-6 ore al massimo che salgono a 8 ne tre settimane successive alla RAAM; in gara ogni atleta ci gestisce con tecniche diverse, che poi si traducono in sensazioni diverse. Per quel che ml riguarda, a parte qualche inconveniente come il colpo di calore accasato nell'ultima RAAM, cerco di pedalare ininterrottamente senza scendere dalla bici le prime 30-40 ore, anche perché comunque non riuscirei ad addormentarmi prima. Poi di volta in volta ci si ferma in base a come reagisce l'organismo. Io quest'anno crollavo letteralmente intorno alle 2 di notte; avvertivo il mio team che stavo per stramazzare e loro in 5 minuti mi preparavano lo spazio nel van per farmi dormire un'ora, un'ora e mezza. In realtà non mi addormentavo, sentivo per 30 secondi il battito del cuore lentissimo, che rimbombava come una campana che tocca le ore, facendomi basculare sul materassino. Un respiro forte e lunghissimo, poi svenivo. Cosi fino al settimo giorno. Ultimo sonno di due ore e mezza, poi senza scendere dalla bici diretto fino al traguardo. Qualcuno ha detto che non si era mai visto un Rammer non fermarsi per tutto quel tempo nella parte finale della gara. Sono passato dal 5° posto al 2°, ma ero al limite del limiti. Anzi, credo di aver raschiato per benino il fondo del barile. Ho avuto allucinazioni, in bici prendi rischi incredibili e credo seriamente che da lassù qualcuno mi abbia
guidato. Degli ultimi 300 km non ricordo praticamente nulla, se non i racconti, nei giorni successivi, della mia Crew.

Quanto conta il team di supporto? Voi come eravate organizzati?

II mio team, o meglio la mia Crew, come si dice alla RAAM, e stato fondamentale, ne sono cosciente, soprattutto dopo l'esperienza negativa del 2004: se non hai delle persone di cui ti fidi ciecamente e che hanno lo stesso tuo entusiasmo, non arriverai mai al termine della RaceAcrossAmerica. Molto del merito è loro. Marco Pagani, ricercatore del CNR era con me già nella mia prima RAAM, dove sono arrivato 6° assoluto. Lui e il Capo. Lui organizzava, lui dava gli ordini, lui teneva alto il ritmo, fino a quando tutti sono entrati nella loro parte specifica. C'era un entusiasmo incredibile, una sincronia perfetta, e soprattutto sempre grande spirito. Devo dire un grazie immenso a Paolo, premuroso come una mamma, ad Andrea guidatore stacanovista, che non ho mai visto avere un cenno di cedimento a che ancora adesso non sono riuscito a capire come facesse ad essere al volante sia di giorno che di notte. Grazie ad Alessandro, perfezionista, alla sua prima esperienza ma che è come se di RAAM ne avesse già fatte 100. Sapeva dirmi in ogni momento posizioni, distacchi, altimetrie. Grazie a Fabrizio il più taciturno, in grado di capire le cose al volo. Grazie a Danilo, il nostro cameraman professionista che ha creato un filmato da Oscar. Grazie ad Augusto, il più attempato, il " Geronimo" in pensione a gestire la logistica, i turni, le spese, e Ia sistemazione sempre perfetta del camper. E infine grazie a Marco, poteva cadere il mondo, che io potevo starmene tranquillo; con lui al seguito ero come restare protetti sotto una campana di vetro, non riesco nemmeno ad immaginarmi un'altra RAAM senza di lui. Quando lui si sarà stufato, beh, vorrà dire che ci annoieremo insieme da un'altra parte.

Come ti sei allenato per prepararti al/a gara? Hai cambiato qualcosa tra la prima partecipazione e Ia seconda?

L'allenamento dalla prima all'ultima RAAM non è cambiato moltissimo, in quanto a mole di lavoro. Più o meno I chilometraggi sono stati gli stessi, ma quest'anno un amico in più, FabioVedana, preparatore atletico della nazionale di Triathlon ed appassionatissimo di Ultracycling, mi ha dato una grossa mano. Con i suoi test valutava mese dopo mese su quali frequenze lavorare per cui Ia grossa differenza rispetto agli anni passati è stata non la quantità, ma Ia qualità. In più tenendomi d'occhio con i test non mi è mai successo durante i mesi di allenamento di avere dei grossi cali come invece mi è sempre capitato negli anni passati. I miei allenamenti specifici per l'ultima RAAM sono iniziati ad ottobre 2005, quando insieme a mia moglie Annalisa, fortissima biker, ci siamo messi d'accordo per il sì.

Come si convince una moglie a lasciarti correre Ia RAAM e a inseguire I tuoi sogni, questa è una cosa che interessa parecchi, credo...?

In verità io ne parlavo e riparlavo e se inizio cosi si capisce in meno di un minuto cosa ho in mente di fare. Quando ho una idea in testa occupa tutti I miei pensieri e lei lo sa benissimo che non mi do pace finché non riesco a realizzarla; quindi mi ha guardato negli occhi e mi ha chiesto: Hai intenzione di farla?". Io Sono rimasto un attimo sul vago, poi lei mi ha detto:'Dai, vai a farla". I non
aspettavo altro. In un secondo ho risposto che andava bene. Da domani inizio, così non mi sono tolto quella cosa dalla mente finché non 'ho finita. Chilometraggi sempre lunghi, prima 20, poi 30 poi 60 fino ad arrivare a 90. Non chilometri, ma ore settimanali di allenamento. Ho passato interi fine settimana senza scendere dalla bici, dal sabato sera al lunedì a mezzogiorno, a volte tre giorni di fila, fino in Costa Azzurra poi su per le Alpi Francesi passando dalla mia valle, in Valsusa.

Tu di dove sei ?


lo sono nato e cresciuto in Valsusa fino aII'età di 25 anni. La mia passione per lo sport e nata qui, in contemporanea bicicletta e sci alpino. Qui mi sono dannato per diventare uno sciatore professionista, ma non mi è riuscito, anche se, come consolazione, sono diventato maestro di sci.

Sciatore o ciclista?


Sin da bambino sentivo che quello che mi veniva meglio era sopportare Ia fatica, già da allora sentivo che se avessi voluto in uno sport di estrema fatica, non avrebbe potuto fermarmi niente e nessuno. Era semplice, bastava solo volerlo e non esistevano impedimenti di sorta. Niente tecnica, nessuna malizia, niente fortuna; solo fatica fisica e mentale, è solo una questione di sopportazione.

A uno normale chiederei se ha Ia salita test, a te non so bene come mettere la cosa. Hai un allenamento test che ti dice se sei pronto?

Circa un mese prima della gara faccio quello che più di ogni altra cosa mi dirà se realmente potrô essere sincero con me stesso, se potrò farcela a finire come voglio Ia RAAM, oppure mi toccherà bleffare ed andarci lo stesso con il rischio di pagarla molto cara. Di solito scelgo Ia Spagna, forse perché fa più caldo, forse perché e il punto più lontano da casa mia verso sud. Quest'anno sono partito da casa, con uno zaino molto carico alla volta di Gibilterra attraversando Alpi e Pirenei, salendo lassu sulla strada carrozzabile più alta d'Europa al Pico Veleta, a 3.390 metri. Nemmeno Ia neve e riuscita a fermarmi, durante i 6 giorni dell'allenamento in Spagna ho pedalato per circa 15-16 ore al giorno, percorrendo 2.300 chilometri.

Che tipo di bici adoperi? Quali sono le caratteristiche di una bicicletta adatta a una gara di ultra distanza?

Per Ia gara avevo a disposizione due bici identiche net telaio e nella posizione, ma con la differenza che una aveva montate le appendici da cronometro, per rendere Ia posizione più confortevole ed efficiente nelle lunghissime pianure e con le ruote in carbonio a razze per sfruttare l'effetto volano e Ia spinta del vento quando era laterale.
L'altra bici invece, montata con una componentistica più leggera, serviva ad affrontare le numerose e lunghissime salite. La mia bici era una NSR in carbonio monoscocca, e molto molto confortevole ed eccezionalmente reattiva. Posso dire che in tutti questi anni e Ia miglior compagna a due ruote che io abbia mal avuto.

Dal punto di vista fisico, quali sono le parti del corpo più sofferenti durante Ia gara. Una è facile da immaginare, ma le altre?

II collo dopo alcuni giorni non ne vuol sapere di sostenere Ia testa, come se fosse un'estranea e pesantissima palla di marmo. lo mi sono inventato alcuni sistemi per cercare di ovviare il più possibile queste situazioni; ho usato per mesi caschi appesantiti con piastre di piombo per rinforzare Ia muscolatura del collo. Mi sono costruito uno sgabello con lo stesso modello di sella che monto sulle mie bici e mi sono abituato a mangiare, a sedere davanti al computer o alla televisione stando li sopra. L'adattamento migliore me lo ha dato l'uso delle Powercranks. Si tratta di una pedivella indipendente che non è collegata a quella opposta, quindi per poter pedalare, oltre a spingere sul pedale, devi tirare per recuperare il pedale. Questo ti obbliga ad utilizzare molti più muscoli delle gambe, del bacino e del tronco. E un gesto massacrante, con un altissimo dispendio energetico, che ti sfinisce anche con chilometraggi relativamente bassi. io le powercranks le chiamo "LO strumento di tortura".

Quanto conta la componente fisica e quanto quella emotiva, la testa insomma? E' dura non mollare per tutta quella strada?

La componente fisica e quella emotiva vanno di pari passo, soprattutto nella prima parte di gara. Se hai bleffato con te stesso, se non sei pronto lo sai perfettamente che il fisico non reggerà, quindi anche la testa parte già sconfitta. Puoi darla a bere a tutti coloro che ti stanno attorno, ma alla fine i nodi verranno al pettine ed alla RAAM come in ogni "gara" importante nella vita, non puoi permetterti di improvvisare. Con il passare dei giorni la componente fisica viene meno e incidenti a parte, il fisico ti rende ciò che gli hai dato. Se hai "seminato" bene sei sicuro che non ti abbandonerá ed e a questo punto, quando hai maturato questa certezza, che la "testa" prende il sopravvento. E proprio questo il momento in cui serve trovare motivazioni giganti. Devi avere l'abilità di saper spegnere ed accendere il cervello a tuo piacimento. Devi amare più di ogni altra cosa al mondo quello che stai facendo. Devi farlo sempre e comunque con entusiasmo, perché se manca una di queste componenti vai "fuori di testa". Nelle gare così come nelle imprese estreme, non c'è spazio per i pazzi o per gli incoscienti.
Chi ci crede pazzi si sbaglia.


Stando in sella e guardandogli Stati Uniti scorrerti davanti, qual è stato il momento più difficile della gara e quale II momento più bello? Puoi provare a descriverci Ia tua sensazione?


La RAAM e fatta di alti e bassi, un' attimo sei al settimo cielo, e poche ore dopo se non sai reagire vai quasi in una fase di depressione. Se riesci a gestire al meglio queste due situazioni sei a buon punto, nel senso che puoi pensare di arrivare alla fine. Durante le mie prime due RAAM emotivamente non sapevo gestirmi e questa è una cosa che ho capito dopo la mia ultima partecipazione. Quest'anno a parte i primi giorni, ho sempre corso con una tranquillità sorprendente. Anche i ragazzi che mi seguivano a volte erano stupiti della mia quiete. II secondo giorno di gara ho preso un forte colpo di calore. La testa mi scoppiava sotto 45" dei deserti di California ed Arizona, e le energie venivano meno. Sono passato dal 1° posto in classifica al 9°, vedendomi sfilare tutti quanti davanti senza possibilità di reagire. Per quasi 2 giorni sono andato avanti con 'idea che non ce l''avrei fatta, che tutti i sacrifici non erano serviti a nulla, che forse avrei fatto meglio a starmene a casa con Ia mia famiglia, che mi ero illuso. Pensavo che forse per davvero era una cosa da superuomini, che quello in realtà non era uno sport adatto a me. Poi a un tratto ho stravolto i miei pensieri, ml sono guardato intorno, ho scoperto che in quel momento ero la persona più felice e fortunata al mondo, per il semplice motivo che ero lì e
stavo facendo quel che avevo sognato da tempo. II paesaggio era fantastico, tutto intorno a me sembrava suggerirmi che non c'era ragione di fermarsi, di interrompere bruscamente il sogno. Nel giro di pochi minuti il mio pensiero, il mio stato d'animo è cambiato. Con estrema tranquillità ho parlato alla mia Crew constatando che l'aereo per ii ritorno era fissato per ii 24 giugno. Ci
rimanevano 11 giorni, non aveva senso ritirarsi anche se avessi dovuto arrivare ultimo. Ho anche detto che se fossi caduto a terra stramazzato di non comunicarlo alla mai famiglia, ma solo di portami a casa. Ho anche aggiunto che non sarei sceso volontariamente dalla bici nemmeno fosse cascato Il mondo.
Da quel momento, II mio pensiero non era più Ia classifica, ma solo a voglia di essere li, la gara era tra me ed il chilometraggio che riuscivo a fare ogni 24 ore, dormendo il meno possibile. La Crew e Marco in particolare questo lo hanno capito subito e non mi hanno più parlato di posizioni e distacchi, ma solo di un "viaggio" nostro, della sfida tra noi e la strada. Marco mi ha detto solo una volta che se noi fossimo riusciti a fare 530 km ogni 24 ore calcolando anche il riposo, allora gli altri per non farsi prendere, dovevano essere veramente dei fenomeni. Da quel momento è iniziata Ia fase più bella della gara, che è terminata solo sotto lo striscione d'arrivo, quando mi sono svegliato" ed il sogno è svanito nel nulla. Tutto do che avevo fatto per mesi ed anni fino a quel momento era finito. Non sono nemmeno riuscito a festeggiare, a dire il vero non c'era nulla da festeggiare. Ho scoperto in quel preciso istante che mi mancava già da morire ciò che avevo fatto fino a 5 minuti prima.

Che clima c'è tra i concorrenti? La sensazione a osservare dall'esterno e che si tratti di un clan di persone che condivide entusiasmo, difficoltà, strategie, ritrovandosi ogni anno. E' cosi?

Tra i concorrenti devo dire che prima della gara non c'è un clima tanto sereno, sono tutti un po' riservati e taciturni. E' comprensibile, la tensione si accumula per mesi e mesi, pensando a ciò che devi affrontare Anche se tra noi concorrenti si parla, ho notato che in ciò che si dice non c'è mai un filo logico. Quello che si ha dentro in quel momento prende il sopravvento e non c'è spazio per niente altro. Tra concorrenti non filtra entusiasmo quasi che si debba partire per una guerra, per cui tutti i pensieri vanno altrove. Si è molto vaghi anche sulle strategie di ognuno, anche se sono ben definite e studiate nei minimi dettagli. A quanto dicono gli altri io sono uno dei pochi che non perde di vista la realtà, sia prima che durante la gara. Sembra quasi che io rimanga fuori dalla corsa. E' vero quelto che hanno scritto gli americani di me, anche netta situazione peggiore il sorriso non mi manca mai.



Quello che disorienta ogni ciclista, anche se appassionato di endurance e di lunghe distanza, è l'idea che in gara voi concorrenti riuscite a percorrere ogni giorno distanze enormi. Per chi ci ha provato almeno una volta non è tanto la distanza giornaliera o la media ad inquietare, ma soprattutto l'idea che questa venga ripetuta per un numero cosi grande di voite con cosi poco recupero, La sensazione è che ci sia un limite inesplorato nelle capacità di performance di ogni ciclista, E' cosi? Prove a spiegare cosa c'è, cosa senti e cosa pensi se riesci ad andare "oltre"...

Credo che l'uomo sfrutti, o perlomeno voglia sfruttare, solo una piccola parte delle proprie potenzialità. Forse per te comodità che si sono venute a creare netta nostra società moderna. E' incredibile che alcune popolazioni riesca no a vivere senza acqua, senza cibo, con gravi malattie, in mezzo alla guerra. La toro realtà richiede un sacrificio e uno sforzo molto più grande di questo che ognuno di noi può permettersi di affrontare per capriccio personale o per passione. Posso dire che volendo, per spirito di vera sopravvivenza, avrei potuto fare molto molto di più ma per tutti noi che viviamo nel benessere sotto una specie di campana di vetro è molto difficile esporsi anche solo con il pensiero a capire perché si deve soffrire tanto per il solo sopravvivere, senza ricevere nessuna gratificazione in cambio. Durante Ia gara spesso mi passavano per la mente situazioni che ho vissuto durante i miei viaggi in Bolivia ed in Tibet o in Nepal, dove a gente soffre per davvero. E non soffre per hobby come capita a me, ma soffre per vivere, per sopravvivere. La forza maggiore mentre ero in sella mi veniva data dai miei due bambini, Santiago di 5 anni e Felipe di 3; erano il mio punto fisso di pensiero, non passavano 10 minuti che non pensassi a loro. Quando riuscivo a parlare con loro al telefono, e il grande mi incitava a tener duro e a mettercela tutta, era come ricevere una spinta a tutta velocità. La sua voce ml rimbombava nella testa per ore e giorni. Ogni giorno mi chiedo se è giusto ciò che faccio, oppure tutto quel tempo dovrei dedicarlo ai miei figli o ad altro. In fondo credo che un giorno loro apprezzeranno le mie scelte e io potrò essere loro d'esempio per insegnargli a cogliere quello chi la vita gli offre. Grazie Santiago. Grazie Felipe. Vi voglio bene.

In 3 aggettivi puoi provare a definire Ia gara? Qual è il fascino della RAAM?


TOTALIZZANTE, nel senso che ti immerge per tutta a sua durata in un mondo a parte, unico, che coinvolge tutti e cinque i sensi e se possibile ancora di più. EDUCATIVA, quello che si impara da Se stessi e dal propri compagni di avventura e la disciplina a cui sei sottoposto non temono confronti con alcuna scuola filosofica o teorica.
ZEN, va di moda ed esprime come per portare a termine Ia gara devi isolarti, raggiungere dei livelli inarrivabili di meditazione" interiore su ogni tipo di motivazione possibile e in ultimo soprassedere alle sofferenze del corpo e della mente con volontà ed illuminazione".


La rifarai?


Se la rifarò? Devo essere sincero, durante Ia gara mi sono ripromesso che non l'avrei mai più fatta. Ma stavo mentendo a me stesso, perché in verità la voglia di rifarla ricorre nella mia mente già dal momento in cui ho tagliato il traguardo.
Tenterò di convincermi a non riprovarci, a impegnarmi in altre competizioni, ma quando entri nel "Clan dei Pazzi" della RAAM non riesci più a uscirne. Forse è vero che lascia un segno nella psiche.
Ritentare a questo punto, diventa solo una questione economica, perché per affrontare una gara come a RAAM si spendono, cercando di centellinare le spese, non meno di 20.000 euro. Fino ad ora queste spese sono state coperte dal signor Bruno Nicolazzi, appassionato ciclista amatoriale, nonché mio sponsor principale, titolare delle Rubinetterie Nicolazzi di Alzo di Pella in provincia di Novara. Non smetterò mai di ringrazialo, perche senza il suo aiuto non mi sarei mai sognato di poter partecipare a questa competizione. Non voglio approfittare della sua disponibilità quasi paterna nel mie confronti, per cui dovrò trovare altri sponsor, che almeno si accollino a metà delle spese. Spero che il discreto risultato ottenuto quest'anno sia d'aiuto per il futuro. Per ora io e Paolo abbiamo organizzato un viaggio per gennaio, aperto a tutti, che consiste nel percorrere la parte Andina del nord Argentina sulla Ruta 40 in mtb. Sono 1.700 km con passi che stiorano i 5.000 metri e alla fine ascesa dell'Aconcagua.
Poi mi piacerebbe trovare qualche socio per fare il trofeo Mezzalama e magari la prossima estate fare I'lronBike e il CrocodrilleTrophy in Australia. Magari un giorno riuscirò a portare ii mio cavallo a due ruote in cima all'Everest. Ma per ora, se mi verrà data l'occasione, a priorità rimane Ia Race Across America. Hasta Ia victoria siempre.

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